Disagio sociale
Chi si occupa di disagio adulto interviene su quella fascia di popolazione che va dai 18 ai 64 anni e che presenta vari tipi di problematiche che rendono difficile l’integrazione socio lavorativa. Non si tratta, quindi, di persone portatrici di patologie psichiche certificate o di disabilità psicofisica, quanto piuttosto di adulti socialmente svantaggiati per le cause più differenti, e che solitamente presentano alcune delle seguenti caratteristiche:
- periodi di carcerazione più o meno lunghi;
- esperienze di tossicodipendenza o alcoldipendenza;
- assenza dei diritti minimi di cittadinanza (stranieri irregolari);
- un ambito relazionale di forte disagio, di esclusione o autoesclusione;
- scarse o nulle competenze tecniche lavorative, comunque poco spendibili sul mercato;
- incapacità a svolgere le funzioni minime genitoriali, in caso di presenza di minori;

- Disagio sociale e inserimento lavorativo
Per tutti, il lavoro degli operatori riguarda il piano dell'identità nei suoi tre aspetti, affettiva, sociale e lavorativa. In questo senso è fondamentale lavorare con la persona differenziando l'intervento a seconda dei “luoghi” in cui si trova: l'ambito residenziale si concentra sulla dimensione affettiva con incursioni nella sfera sociale, l'ambito di inserimento lavorativo in ambiente protetto fornisce ulteriori strumenti di osservazione e di acquisizione di consapevolezza sulle abilità e sulle aree di miglioramento di ognuno. Per semplificare, si possono distinguere tre macroaree di intervento differenziato, che tuttavia sono spesso intrecciate tra loro nei casi che si presentano.
- CARCERE - Chi vive una lunga istituzionalizzazione ha spesso difficoltà a leggere la realtà esterna, per cui a un forte desiderio di riscatto fa da contrasto una scarsa capacità di assumersi le responsabilità della vita, dovuta a carenza di risorse, a paura, a isolamento. Sul piano sociale spesso viene vissuta la frustrazione del ruolo importante che si aveva nell'ambiente criminale rispetto al ruolo attuale di emarginazione. La popolazione detenuta ha un bassissimo livello culturale e spesso nessuna esperienza lavorativa precedente alla carcerazione.
- TOSSICODIPENDENZA - Nella fase di reinserimento della persona ex tossicodipendente il primo momento critico è l'abbandono della vita comunitaria, che ha contribuito a ristabilire un equilibrio (a volte precario) nell'identità complessiva dell'individuo. E' importante che la fase post-comunità sia ancora tutelata, sia nell'ambito relazionale che in quello lavorativo, per favorire l'acquisizione distrumenti nuovi.
- NUOVE POVERTA' - Il segnale che la persona sta lentamente degradando può venire dalla perdita del lavoro e/o di forti legami affettivi. La caratteristica principale delle cosiddette nuove povertà è proprio il riconoscimento sociale perduto, che porta persone assolutamente integrate a mettere in atto meccanismi di auto esclusione. In molti casi il disagio sociale è accompagnato dallo sviluppo di una patologia psichiatrica non evidenziata in precedenza. Non avendo lunghi percorsi nei servizi sociali, è molto difficile creare alleanza sia in ambito relazionale che lavorativo.

- Disagio sociale e inserimento lavorativo: manutenzione giardini e aree verdi
Si opera in quest’area principalmente attraverso le attività svolte dalle cooperative Dai Crocicchi, Ida Poli e A.TL.AS. Gli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate sono seguiti dalle cooperative di tipo B: Naturalia, La Traccia, Alter Nos e Labor.
L’intervento degli operatori è strutturato in: colloqui di orientamento lavorativo, per dotare l’ospite di strumenti cognitivi ed emotivi per favorire la ricerca attiva del lavoro, il che è molto più efficace, responsabilizzante e gratificante dell’inserimento in borsa lavoro; accompagnamento alla ricerca lavoro; attività di gruppo per elaborare le difficoltà della convivenza; colloqui di affiancamento individuale sui diversi aspetti della persona e collegamento con i servizi invianti; sostegno “di vicinanza” da parte dei soci residenti.







